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Sea Shepherd, a Lerici un convegno sul pericolo della plastica nei mari

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Ci sono centinaia di chili di plastica in un solo chilometro cubo di Mediterraneo . L'impressionante dato è stato diffuso dal ricercatore del Cnr Marco Faimali nel corso del convegno sulla pericolosità delle micro e macroplastiche nei mari e negli oceani,   organizzato a Lerici (La Spezia) da Sea Shepherd. « Se filtrassimo un chilometro cubo di acqua del Mediterraneo – ha spiegato Faimali -   troveremmo da qualche decina sino a centinaia di chili di plastica. Il Mediterraneo è una delle zone più problematiche per questo aspetto: stiamo cercando di capire quali saranno gli effetti sull'ecosistema. La plastica non è un inquinante normale, assorbe altri agenti inquinanti e funge da vettore. Le plastiche si trasformano in particelle sempre più piccole, anche perché vengono triturate e mangiate dai pesci, rendendo sempre più complesso catturarle. Stiamo studiando quali sono ad esempio gli effetti sullo zooplacton. L'invasione silenziosa della marine litter è ...

Il grave problema ambientale del Mediterraneo

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Le spiagge italiane sono invase da vari tipi di rifiuti ma il più diffuso sembra essere il cottonfioc. Ne vengono stimati addirittura 100 milioni di pezzi sparsi un po' ovunque. Il dato arriva dall'Enea, Agenzia Nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, ed è stato presentato al worskhop "Marine litter: da emergenza ambientale a potenziale risorsa".   Come prima analisi c'è da considerare che la plastica in generale la fa purtroppo da padrona rappresentando oltre l'ottanta per cento dei rifiuti che vengono raccolti sulle spiagge italiane. E come abbiamo già visto in altri articoli, la plastica è un vero e proprio killer per l'ecosistema marino ma anche per la salute umana. A destare particolare attenzione sono le microplastiche inferiori ai cinque millimetri che riescono a superare indenni l'ostacolo degli impianti di depurazione delle acque reflue. I frammenti di plastica, originati dalla degradazione delle ...

Fibre plastiche all'interno di animali che vivono a 11 km di profondità

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L'inquinamento dovuto alla plastica dispersa nell'ambiente è sempre più penetrante e probabilmente solo tra alcuni decenni si avrà un reale quadro dei danni causati ai vari ecosistemi. Alcuni effetti però sono già tangibili e fanno comprendere la gravità de problema. La plastica infatti è riuscita a penetrare anche negli abissi marini. È stata infatti rintracciata anche nello stomaco di alcune creature che addirittura vivono fino ad undici chilometri di profondità, in alcune fosse oceaniche del Pacifico. La notizia trapela da uno studio effettuato dall'università di Newcastle diffuso in occasione di Sky Ocean Rescue, campagna di sensibilizzazione sull'inquinamento dei mari. Sono stati esaminati 90 animali marini di tutto il Pacifico rintracciando nei loro stomaci frammenti di plastiche   come il Pvc, o fibre tessili come rayon, lyocell e nylon. Queste tracce sono state rinvenute in più punti: Nuove Ebridi, Kermadeck, fossa del Giappone e delle Marianne. Lo studio h...