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Climate Change: le specie a rischio nel Mediterraneo

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Metà delle specie della Terra sono seriamente in pericolo: un rischio che potrebbe concretizzarsi entro la fine del secolo se non saranno ridotte le emissioni di CO2 . L'ultimo allarme, dei tanti lanciati nell'ultimo decennio, è arrivato sulla rivista   Climatic Change . Si tratta di uno studio del Wwf realizzato insieme all' università britannica dell'East Anglia ed all'a ustraliana James Cook University. Partendo da una ricerca molto più ampia che aveva esaminato l'impatto del riscaldamento globale su circa 80 mila specie di animali e piante in 35 aree del mondo ricche di biodiversità, il nuovo studio ha esaminato in particolare la situazione del Mediterraneo. In caso di aumento di 2 gradi della temperatura globale, il massimo concesso in base all'accordo parigino sul clima, quasi il 30% delle specie del Mediterraneo sarebbe a rischio. Il dato cresce a dismisura se invece, senza un calo delle emissioni di gas serra, la temperatura salisse di 4,5...

Sea Shepherd, a Lerici un convegno sul pericolo della plastica nei mari

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Ci sono centinaia di chili di plastica in un solo chilometro cubo di Mediterraneo . L'impressionante dato è stato diffuso dal ricercatore del Cnr Marco Faimali nel corso del convegno sulla pericolosità delle micro e macroplastiche nei mari e negli oceani,   organizzato a Lerici (La Spezia) da Sea Shepherd. « Se filtrassimo un chilometro cubo di acqua del Mediterraneo – ha spiegato Faimali -   troveremmo da qualche decina sino a centinaia di chili di plastica. Il Mediterraneo è una delle zone più problematiche per questo aspetto: stiamo cercando di capire quali saranno gli effetti sull'ecosistema. La plastica non è un inquinante normale, assorbe altri agenti inquinanti e funge da vettore. Le plastiche si trasformano in particelle sempre più piccole, anche perché vengono triturate e mangiate dai pesci, rendendo sempre più complesso catturarle. Stiamo studiando quali sono ad esempio gli effetti sullo zooplacton. L'invasione silenziosa della marine litter è ...

One Belt, One Road - la Nuova Via della Seta

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900 progetti per 1000 mld investimenti. Sono i grandi numeri della One Belt One Road, meglio conosciuta come la Nuova Via della Seta, spiegati al convegno genovese “ The New Silk Road of Italy” da Zhang Gang che fa parte del China Council for the Promotion of International Trade. La Via della Seta rappresenta sulla carta un piano strategico per il futuro anche se qualcosa è già diventato realtà visto che lo scorso mese di novembre è partito da Mortara il primo treno merci diretto in Cina: 17 carri e 40 container, un tipo di collegamento commerciale che secondo i progetti futuri è destinato a consolidarsi. Le potenzialità della One Belt Road sono notevoli visto il peso del giro d'affari cinese: « Lo scorso anno - ha spiegato Gang - il Pil cinese è cresciuto del 6,9% arrivando a 13.000 miliardi di dollari , mentre il volume complessivo di import/export è stato pari a 4.280 miliardi di dollari, di cui 2.360 miliardi in export e 1.920 miliardi in import. Nei primi 10 ...

Allarme Granchio Blu

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Una specie di granchio vorace ed invasiva sta invadendo il Mediterraneo centrale, alterando l'equilibrio ecologico e danneggiando l'economia legata alla pesca. Si tratta del Portunis Segnis, meglio conosciuto come granchio blu (dal colore blu intenso dell'estremità delle sue zampe), una specie aliena originaria del Mar Rosso che ha iniziato ad invadere le acque del Mediterraneo Centrale. A lanciare l'allarme è stato Giuseppe Tumbiolo, presidente del Distretto della Pesca e Crescita Blu: preoccupazioni condivise anche dal Sottosegretario di Stato tunisino con delega al mare Abdallah Rabhi. Proprio Tumbiolo è stato ospite a Tunisi dell'Union Tunisienne Agricolture e Pche (Utap) avendo la possibilità di incontrare con   Primo Ministro Youssef Chahed ed il ministro dell'Agricoltura Samir Tajeb. Del problema legato al granchio blu e di altre questioni ambientali e produttive legate al Mediterraneo, si è parlato anche in una serie di incontri con i vertici delle isti...

Innalzamento livello del Mediterraneo

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Il livello del Mediterraneo negli ultimi 1000 anni si è innalzato di circa 30 centimetri ma nei prossimi 100 anni gli esperti prevedono un aumento più che triplicato. La ricerca, per conto del gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite,   è stata coordinata dall'Enea. Nei prossimi 100 anni si registrerebbe dunque una chiara accelerazione del processo di innalzamento del livello dei mari, dovuto ai cambiamenti climatici in atto, in particolare l'aumento della concentrazione di CO2 in atmosfera (un livello mai toccato prima di ora). In 1000 anni il livello del Mar Mediterraneo era aumentato da un minimo di 6 ad un massimo di 33 centimetri, un livello inferiore del 65 percento rispetto alle nuove proiezioni che stimano un innalzamento tra i 60 ed i 95 cm entro il 2100.   Le variazioni del livello del Mediterraneo sono state misurate attraverso 13 siti archeologici dislocati nelle varie coste di Spagna, Francia, Israele, Grecia ed Italia, nei luoghi dov...

I cambiamenti climatici nel Mediterraneo

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Quella del Mar Mediterraneo è una delle regioni più esposte all'aumento delle temperature che si accompagna ad una contemporanea riduzione delle precipitazioni: un'area in cui il cosiddetto Global Warming si manifesta molto più rapidamente rispetto agli oceani. L'evaporazione del Mediterraneo è predominante rispetto alle precipitazioni ed agli apporti fluviali, inoltre nel bacino orientale si sono recentemente registrate temperature record rispetto agli ultimi 500 anni. Con una siccità davvero devastante. Questo in sostanza l'allarme lanciato da Katrin Schroeder, una ricercatrice dell'Ismar-Cnr, Istituto di scienze marine del Consiglio Nazionale delle ricerche di Venezia che negli ultimi mesi ha coordinato due importati studi internazionali sull'argomento poi pubblicati su Scientific Reports in collaborazione con il National Oceanography Centre di Southampton e l'Institut National des Scienses et Technologies de la Mer di Salamboo. Negli ultimi 20 anni...