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Contaminazione da microplastiche

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La contaminazione da microplastiche ha raggiunto ormai livelli incalcolabili negli oceani. Le ricerche sull'impatto dell'inquinamento nei confronti dell'ecosistema marino sono sempre più numerose e non sembrano lasciare molti margini di speranza. L'ultima è quella pubblicata su Frontiers in Marine Science : tre pesci su quattro che vivono in profondità nell' Atlantico Nord-Occidentale sono contaminati da microplastiche. Si tratta di pezzettini di plastica indissolubili e microscopici che inevitabilmente vanno a finire nella catena alimentare. Facile immaginare da dove provengano, ossia da oggetti o prodotti che l'essere umano utilizza quotidianamente in quantità industriali come vestiti in pile o cosmetici: plastiche sottoforma di microsfere che vengono utilizzate proprio nei prodotti per la pelle perché in grado di svolgere una funzione esfoliante. Una volta finiti in mare questi frammenti vengono ingeriti dagli organismi marini provocando p...

Colorante fluorescente per la caccia alle microplastiche negli oceani

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Arriva un importante aiuto per aiutare ad individuare le microplastiche che si trovano nascoste negli oceani e che spesso non vengono rilevate dai metodi disponibili attualmente rappresentando un certo limite allo studio sul loro impatto e sulla loro effettiva presenza in mare. Per colmare questo gap ci ha pensato un gruppo di scienziati britannici che hanno pensato si sfruttare un particolare colorante fluorescente. Un metodo innovativo ed anche particolarmente vantaggioso per essere poco costoso quello che arriva dall'Università di Warwick e pubblicato sulla rivista Environmental Science & Technology.   Con questo sistema si riesce infatti ad individuare particelle di plastica di circa 20 micrometri, più o meno del diametro di un capello umano. Si tratta di un passo in avanti gigantesco dal momento che solo una piccolissima parte della plastica che si trova negli oceani veniva finora rilevata con accuratezza. Ma come funziona questo colorante? Semplicemente riesce a legars...

Fibre plastiche all'interno di animali che vivono a 11 km di profondità

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L'inquinamento dovuto alla plastica dispersa nell'ambiente è sempre più penetrante e probabilmente solo tra alcuni decenni si avrà un reale quadro dei danni causati ai vari ecosistemi. Alcuni effetti però sono già tangibili e fanno comprendere la gravità de problema. La plastica infatti è riuscita a penetrare anche negli abissi marini. È stata infatti rintracciata anche nello stomaco di alcune creature che addirittura vivono fino ad undici chilometri di profondità, in alcune fosse oceaniche del Pacifico. La notizia trapela da uno studio effettuato dall'università di Newcastle diffuso in occasione di Sky Ocean Rescue, campagna di sensibilizzazione sull'inquinamento dei mari. Sono stati esaminati 90 animali marini di tutto il Pacifico rintracciando nei loro stomaci frammenti di plastiche   come il Pvc, o fibre tessili come rayon, lyocell e nylon. Queste tracce sono state rinvenute in più punti: Nuove Ebridi, Kermadeck, fossa del Giappone e delle Marianne. Lo studio h...