Cambiamenti climatici: Oceano Antartico detonatore del riscaldamento globale.


Potrebbe partite dall'Oceano Antartico la spinta decisiva del riscaldamento globale. Lo rivela una ricerca pubblicata su Scienze dell' Università di Oldenburg, dell''Istituto Max Planck e dell' Istituto Alfred Wegener. Un ruolo di detonatore che se non fosse più in corso comunque ci sarebbe stato almeno fino al termine dell'ultima glaciazione. I cambiamenti nelle sue correnti avrebbero determinato il rilascio nell'atmosfera di grandi quantità di CO2 che fanno da amplificatore per il riscaldamento del pianeta.  I ricercatori hanno estratto carote di sedimenti dal fondale, tra i 3000 ed i 4000 metri di profondità ricavandone il contenuto degli isotopi del neodimio, un raro tipo di metallo, la cui concentrazione dipende dalle correnti. Circa 20.000 anni fa, nel picco dell'ultima glaciazione, le correnti più profonde dell'Oceano Antartico tendevano a mantenersi separate da quelle superficiali. Quando invece 18.000 anni fa la temperatura è aumentata, le correnti si sono mischiate e questo ha causato il rilascio di grandissime quantità di anidride carbonica contenute nelle acque più profonde. Ma perché dunque l'Oceano Antartico gioca un ruolo così decisivo per la regolazione del clima? La sua capacità di assorbimento di CO2 dipende dalla presenza di microscopiche alghe. Quando le minuscxole alghe muoiono vanno a depositarsi sul fondale, portando con se l'anidride carbonica catturata. Lo scorso anno anche alcuni ricercatori sardi si erano recati sull'Antartico per studiare gli effetti sul riscaldamento globale. 

«Si tratta del progetto Bedrose (BEnthic biodiversity and ecosystem functioning of the Deep ROss Sea in a changing Southern Ocean), condotto nell’ambito del Progetto nazionale di ricerche in Antartide (Pnra) e che studia l’impatto dei cambiamenti climatici sugli ecosistemi antartici profondi – hanno spiegato i ricercatori dall’Università di Cagliari . il generale riscaldamento degli oceani infatti, modificando le correnti marine, può determinare importanti cambiamenti nella quantità e nel valore nutrizionale della “pioggia” di particelle organiche che rifornisce i fondali. Le profondità dell’Oceano Antartico, che copre il 30% della superficie dell’oceano globale, sono teatro di meccanismi fisico-chimici che regolano il clima globale. Pertanto, lo studio di questa porzione remota degli oceani assume particolare rilevanza».

 L’unità di ricerca cagliaritana ha curato l’analisi della quantità e della composizione biochimica della materia organica depositata sul fondo, informazioni utili per registrare segnali di cambiamento in correlazione con il riscaldamento globale. 





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