Cina: affonda la Petroliera Iraniana Sanchi.

Aleggia il rischio di un grande disastro ambientale nel mar cinese meridionale, al largo di Shangai per la fuoriuscita di greggio raffinato e carburante dalla petroliera iraniana Sanchi, affondata lo scorso 14 gennaio. La chiazza di greggio coinvolge una superficie di oltre 330 km quadrati secondo la State Oceanic Administrarion, l'autorità marittima della Cina dopo aver analizzato tre enormi chiazze alle quali se ne sono aggiunte altre di dimensioni più ridotte. La petroliera si era scontrata il 6 gennaio con un mercantile registrato ad Hong Kong, il Cf Crystal. È stata segnalata la fuoriuscita di 136.000 tonnellate di condensato ultraleggero trasportato e di circa 1000 tonnellate di diesel pesante utilizzato per l'alimentazione dei motori che si trovava all'interno dei serbatoi. Dopo lo scontro la petroliera aveva preso fuoco a causa di alcune esplosioni: dispersi 29 membri dell'equipaggio, tre purtroppo sono stati ritrovati senza vita. Sulla Cina sono piovute accuse piuttosto dure sulla presunta lacunosità dei soccorsi nei confronti dei 30 marinai iraniani, gli altri due membri dell'equipaggio invece erano di origini bengalesi. L'ambasciatore a Teheran Pang Sen ha parlato di falsi report diffusi ad arte con il solo scopo di rovinare i rapporti di amicizia tra Cina ed Iran. Secondo l'ambasciatore, la Cina avrebbe coordinato fin dall'immediatezza decine di navi di soccorso, sia cinesi che estere, con un'operazione pubblica, aperta e trasparente. Un portavoce dei soccorritori ha dichiarato alla tv iraniania alcune informazioni ottenute dall'equipaggio della nave Crystal, scontratasi con la Sanchi. Si tratta di una ventina di marinai che si sono tutti salvati. Hanno parlato di una violenta esplosione alla petroliera iraniana nella prima ora dopo l'incidente con il rilascio di gas altamente tossico. «Malgrado i nostri sforzi – ha spiegato il portavoce -  non è stato possibile domare le fiamme e recuperare i corpi a causa delle esplosioni e del rilascio di gas».

L'incendio è andato avanti per ben 8 giorni con la nave completamente alla deriva, prima di affondare a 315 chilometri ad ovest dell'isola di amami Oshima, zona economica esclusiva del Giappone. La petroliera si è adagiata ad una profondità di 115 metri. La chiazza nera, sospinta verso nord dalle correnti marine e dal vento, ha messo a rischio le coste nipponiche e della Corea del Sud. Le conseguenze ambientali potrebbero essere terrificanti già si parla di uno degli incidenti più gravi degli ultimi decenni. Secondo Rick Steiner, ex professore della University of Alaska ad Anchorage grande esperto mondiale di sversamenti di petrolio, siamo davanti probabilmente a uno degli sversamenti più unici della storia. Rispetto ad altri episodi c'è  infatti una particolarità che rende diverso questo incidente: di solito infatti le conseguenze peggiori si attendono nel lungo periodo, qui invece la fuoriuscita di petrolio sta destando grande preoccupazione per gli effetti della tossicità nel breve periodo. Simon Boxall, del National Oceanography Center dell’Università di Southampton, ha dichiarato alla BBC che così tanto condensato di petrolio non si era mai disperso nell’Oceano prima di ora e che è sostanzialmente impossibile al momento fare previsioni sull'impatto di evento nel genere.





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